NINCHI

Ninchi: da mastri conciari ad attori di cinema e teatro.  Storia e aneddoti di una famiglia Anconetana.  

di Stefano Angeletti (pubblicato sul numero 2 – Maggio / Agosto 2015 – Anno LXX della Rivista “Il Pensiero Mazziniano”).

In leggende e racconti tramandati oralmente di generazione in generazione si perdono le origini della famiglia Ninchi. Antichissime, secondo Umberto Ninchi (n. 1887 – m. 1958), padre di Ave, il quale raccontava ai suoi famigliari che il capostipite della famiglia fu un certo Ninkj, intendente di Gengis Khan, i cui discendenti, da bravi nomadi e dopo numerosi viaggi si stabilirono per un certo periodo in Ungheria, e da lì passando per la Croazia, arrivarono ad Ancona.

Ed è da questa città di mare ed importante porto adriatico che iniziò la famosa stirpe di attori.

Ma il genio artistico di questa famiglia non scorreva ancora nel sangue di quei primi Ninchi che – italianizzato il cognome – presero fissa dimora in Ancona.

Il primo della famiglia di cui si ha notizia certa fu Francesco, il quale nato nella prima metà del XVIII secolo, continuò l’attività conciaria trasmessa dai suoi ascendenti,  attraverso «un metodo particolare ed esclusivo di trattare il cuoio», come racconta Marina Ninchi, figlia di Ave, nel libro dedicato a sua madre[1].

Francesco si sposò con Onda Ursini e dalla loro unione nacquero Anna Maria, Antonio e Luigi (n. Montesanto, 1754). Ed è da quest’ultimo che discenderanno quei Ninchi che hanno dato lustro alla loro famiglia; sposatosi con Marianna Santarelli, fu padre di ben 5 figli: Teresa, Ciriaco, Vincenzo, Elisabetta e Nella.

Vincenzo nacque nel 1788 in Ancona e dalla sua unione con Gesualda Ragni diede origine ai 4 principali capostipiti degli attuali discendenti della famiglia Ninchi: Laura (n. 1813 – m. 1886), Ginesio (n. 1815 – m. 1881), Annibale (n. 1819 – m. 1877) ed Eduardo (n. 1822 – m. 1874)[2].

Vincenzo continuò l’attività conciaria trasmessagli dal padre e ancor prima dal nonno, ereditando la bottega di suole e corami in contrada S. Agostino n. 47 nella città dorica e fu anche il primo ad avvicinarsi al mondo del teatro: ma non come attore o diretto interessato bensì come spettatore.

Nel 1821 Vincenzo risultava infatti proprietario di un palco al Teatro delle Muse di Ancona, palco riservato a lui e ai suoi famigliari[3]. Chissà, magari è proprio così che è nata la passione di molti discendenti di Vincenzo per il teatro….da “semplici” spettatori a diretti protagonisti.

A parte questa piccola parentesi teatrale, se tale si può definire, la vocazione anzi le vocazioni dei Ninchi nel corso dell’Ottocento furono completamente diverse da quelle attuali; diversi membri intrapreso la carriera militare mentre altri quella “politico-forense”, dando alcuni di loro un contributo importante e significativo alla causa risorgimentale.

Vale la pena riportare qualche cenno biografico di questi Ninchi che parevano – ma poi smentiti dai loro successori – aver iniziato una dinastia di promettenti avvocati e militari in carriera.

Il primo degno di menzione fu certamente Annibale Ninchi, omonimo del più celebre attore, figlio di Vincenzo. Nato nel 1819, si laureò in legge all’Università di Roma e all’età di soli 25 anni era già avvocato della Rota e amministratore della Pontificia Banca Romana nonché collaboratore di Carlo Faiani e del principe Don Rinaldo Simonetti[4]. Competitore politico prima con Camillo Cavour, poi con Nino Bixio[5], ottenne un seggio come deputato in Parlamento dal 1861 al 1865 e fece del suo studio in Ancona uno dei principali riferimenti della vita cittadina[6].

Annibale si distinse come ardente patriota, facendosi promotore del Circolo Popolare Romano e del comitato di guerra, ed inoltre prese parte a delicate missioni politiche nelle Marche e nel Nord Italia.

Nel 1848-49, anni nei quali la città di Ancona fu occupata dagli austriaci, Annibale fu deputato all’assemblea romana per il collegio di Acquapendente, nell’odierna provincia di Viterbo[7].

Il pronipote Gualtiero Ninchi, il cui nonno Eduardo era fratello dell’avvocato Annibale, dopo aver studiato presso il collegio Celso Tolomei di Siena, intraprese la carriera forense come suo zio, interrotta poi nel 1920 dopo quasi 20 anni di professione, seguendo il fratello Umberto a Trieste, dove questi si era trasferito avendo rilevato la compagnia marittima del suocero.

Anche per Umberto sembrava che la professione di avvocato fosse quella per lui più adatta, tant’è che aveva intrapreso gli studi di giurisprudenza presso l’Università di Bologna negli anni 1906-1908, i quali studi successivamente abbandonò.

Ritornando ad Annibale e al fratello Ginesio, essi presero attivamente parte ai moti risorgimentali in Ancona: insieme prepararono nel 1845 la congiura nella loro città che prese il nome di “Rimini”.

Ginesio fu inoltre nominato Primo Medico Chirurgo della Guardia Nazionale di Ancona e fu consigliere comunale, massone, e membro e socio promotore della società filantropica “Vittorio Emanuele”, istituto di beneficenza e moralizzazione fondato in Ancona nel 1863 ; si sposò in prime nozze con Ginevra Colombari di Bologna, rimasto vedovo con Michelina Oriundi, discendente dei marchesi Paleologo del Monferrato e figlia del marchese Giuseppe, membro anch’egli della Guardia Nazionale di Ancona.

Un altro esponente, acquisito, della famiglia diede il suo contributo alla causa nazionale seguendo, a soli 18 anni, Garibaldi il quale lo promosse ufficiale: questi fu il conte Gaetano Lavagnino – Fieschi di Lavagna (n. Genova, 1842 – m. Ancona, 1905), marito di Casilde Vincenti, figlia di Laura Ninchi, e quindi nipote dei sopra menzionati fratelli Annibale e Ginesio.

Mentre Luigi (n. 1850 – m. 1914), uno dei figli di Eduardo, divenne assessore del Comune di Ancona e censore della succursale dorica della Banca d’Italia, pur continuando l’attività conciaria, che solamente in questo ramo della famiglia si seguì a tramandare.

Per i suoi pubblici servigi fu decorato dei titoli di cavaliere ed ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia[8].

Diversi esponenti dei Ninchi, come già accennato, si distinsero in campo militare: il primo fra tutti fu Arnaldo Ninchi (n. 1844 – m. 1924), padre degli attori Annibale e Carlo, il quale fu colonnello del Regio Esercito Italiano, mentre l’altro figlio maschio Gino (n. 1885 – m. 1956), divenne generale della Divisione Pasubio e fu Medaglia di Bronzo al Valore Militare.

Anche Carlo, a dir la verità, ebbe una “parentesi militare”, prima di intraprendere la carriera di attore, divenendo tenente e poi capitano del 7° Cavalleggeri.

Il fratello minore di Arnaldo – Attilio (n. 1847 – m. 1915) – seguì Garibaldi a Bezzecca e Mentana e dalla “religione” di Giuseppe Mazzini attinse l’amore verso il popolo, donando all’ospedale e all’ospizio dei vecchi il suo patrimonio cospicuo; promosso tenente, cadde nel 1915 durante il primo conflitto mondiale.

È bene ricordare anche Renato Ninchi (n. 1891 – m. 1917), un altro dei numerosi fratelli di Umberto, il quale fu capitano del Regio Esercito Italiano e che la lapide nella tomba di famiglia al cimitero delle Tavernelle di Ancona ricorda recitando queste parole: «il 25 ottobre 1917 sicuro di morire lanciò le sue truppe contro la valanga croata».

Il primo capostipite di quella che sarà e continua ad essere una lunga serie di attori fu il già menzionato Annibale Ninchi, omonimo dell’avvocato, con il quale condivise solamente il nome e non la vocazione per l’attività forense; nacque nel 1889 a Bologna, primogenito del colonnello Arnaldo e di donna Lidia Bedetti – Fucili.

In quel periodo la famiglia era vicina di casa di Giosué Carducci, e fu proprio il grande scrittore e poeta ad incoraggiarlo ad intraprendere la carriera di attore. Calcò soprattutto i palchi teatrali ma resta memorabile la sua interpretazione ne La Dolce Vita (1960) di Federico Fellini.

Fu soprattutto un grande interprete del teatro classico e dannunziano, e fu inoltre autore di numerose opere drammatiche[9].

Quella dei Ninchi fu l’unica famiglia – oserei dire – in Italia e chissà forse nel mondo, ad aver garantito una così numerosa progenie di attori.

A tale dimostrazione, dopo Annibale il fratello Carlo seguì le sue orme, recitando più per il cinema che per il teatro, e così Ave; merita però approfondire la passione per la recitazione proprio di Ave, che le fu trasmessa sicuramente dallo zio Annibale; ma è anche grazie alla famiglia della nonna paterna, Augusta dei conti Montautti, che Ave ereditò una propensione direi naturale verso quest’Arte.

Augusta (n. Ancona, 1854 – m. Milano, 1923) era infatti figlia di Rigoberto Montautti, impresario teatrale e fondatore de “L’Agenzia del Piceno” nonché autore di alcuni drammi teatrali, e della celebre cantante soprano Enrichetta Morelli. Rigoberto era a sua volta figlio del conte Sinforiano, anch’egli impresario, del Teatro delle Muse di Ancona. Tutti i presupposti c’erano affinché Ave – al battesimo Ave Maria (n. Ancona, 1915 – m. Trieste, 1997) – diventasse un’affermata ed ammirata attrice di cinema e teatro, restando nella memoria soprattutto i suoi ruoli a fianco di Totò e Aldo Fabrizi.

La figlia di Ave, Marina Ninchi (n. 1940) seguirà le orme materne, recitando – ancora oggi – per il cinema e il teatro, ma anche per la televisione. Altri membri della famiglia, recentemente scomparsi, seguirono l’input dato dall’attore Annibale: il figlio Arnaldo (n. 1935 – m. 2013) e il nipote Alessandro (n. 1935 – m. 2005), a sua volta figlio degli attori Federico Ninchi e Renata Negri; il primo lavorò diverse volte per Pupi Avati, ma anche per il teatro e la produzione televisiva; il secondo intraprese, oltre alla carriera di attore, quella di regista e sceneggiatore.

Anche le nuove generazioni della famiglia si stanno avvicinando al mondo del cinema e del teatro: Arianna, la figlia di Arnaldo Ninchi, sta continuando questa ormai centenaria tradizione familiare, rimarcando la vocazione dei Ninchi come parte importante della storia del cinema e del teatro Italiano.

 

 

[1]
M. Ninchi, Ave Ninchi. Una juventina fra teatro e fornelli, Seminario Luigi Veronelli, Bergamo 2004.

[2]
Archivio di Stato di Ancona, Censimento Napoleonico di Ancona degli anni 1812-1815, ACAN n. 3806 fam. n. 298 e  fam. n. 294.

[3]
M. Salvarani, Le Muse. Storia del teatro di Ancona, Il Lavoro Editoriale, Ancona 2002, p. 280.

[4]
G.M. Claudi e L. Catri (a cura di), Dizionario Biografico dei Marchigiani, Il Lavoro Editoriale, Ancona 2002 (2° edizione), p. 365.

[5]
C. Pariset (a cura di), Rassegna storica del Risorgimento, Un avversario politico di Nino Bixio, Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, Roma 1939, pp. 614-615.

[6]
M. Severini (a cura di), Biografia di Annibale Ninchi, Dizionario Biografico degli Italiani,  v. 78, Notta – Nurra, p. 582, Roma 2013.

[7]             G. M. Claudi e L. Catri (a cura di), Dizionario Storico-Biografico dei Marchigiani, Tomo II, Il Lavoro Editoriale, Ancona 1994, p. 87.

[8]
                 Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, Roma 1895 e 1909.

 

[9]    A. Corea (a cura di), Dizionario Biografico degli Italiani, Enciclopedia Online Treccani 2013.

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